Si
muore solo due volte, o forse più
Un
gruppo di amici decide di aiutare Clover nella ricerca della sorella scomparsa
da tempo. Seguendo i suoi ultimi spostamenti, giungono in una specie di centro
accoglienza in cui il tempo sembra comportarsi diversamente. Infatti, una
clessidra sul muro fa scorrere la sua sabbia mentre una figura mascherata
stermina il gruppo di amici, uno dopo l’altro. Una volta terminata la notte
tutto sembra ricominciare da capo, i ragazzi ritornano vivi ma con il ricordo
della morte stampato nella mente.
CinePaura pensa che...
Tratto dall’omonimo videogame, Until Dawn era un’operazione complessa fin dalla sua concezione. Arrivando da un videogame che aveva tutte le caratteristiche di un film vero e proprio, è chiaro nella sua trasposizione cinematografica la realizzazione in questo senso poteva suonare quasi come un remake mal riuscito. Il che non è per forza un difetto ma nel caso specifico del film di David Sandberg (Lights Out, Annabelle 2) ciò che era funzionante nel videogame non ha funzionato nel film, a partire dalla sceneggiatura stessa piena di difetti e incongruenze varie. Anche lo spiegone del perché ogni notte accada ciò è abbastanza scricchiolante.
Se volessimo fare dei paragoni con qualcosa di passato e storico, saremmo dalle parti del meraviglioso Quella casa nel bosco ma senza l’alta qualità di idee e la voglia di sorprendere del film di Goddard. A differenza della sceneggiatura traballante, il regista Sandberg ci sa fare dietro la macchina da presa e lo dimostra soprattutto nell’orchestrazione delle morti arzigogolate, il vero pregio del film. I protagonisti non muoiono una volta sola ma innumerevoli volte generando così una moltitudine di possibilità di sbizzarrirsi con il sangue e gli smembramenti.
Sotto questo aspetto il film funziona molto bene, le morti sono fantasiose e parecchio sanguinose. Inoltre, i cinque protagonisti non sono proprio i più simpatici della storia del cinema e vederli morire più volte nel corso del film ne esalta il valore emotivo. Ma a conti fatti è l’unico motivo valido per guardare Until Dawn, quasi fosse un lungo videoclip per aspiranti macellai. Va benissimo, sia chiaro ma in un horror di questo tipo con pretese narrative di un certo rilievo dovrebbe esserci molto di più di qualche sbudellamento e mutilazione.
Forse non sapevate che...
Il film è tratto dal videogioco omonimo anche se in realtà si tratta di una storia originale ambientata nell'universo del gioco, anziché un adattamento diretto. Il regista David F. Sandberg è stato molto aperto riguardo alla possibilità di realizzare un film originale affermando che "il gioco è praticamente un film di 10 ore, quindi penso che non sarebbe stato così interessante se avessimo realizzato qualcosa che riproponesse soltanto il gioco, perché sarebbe stata una versione ridotta e non interattiva, il che non sarebbe stato la stessa cosa".
L'inquadratura di Clover che esce dalla tomba, con il braccio teso verso il cielo e una croce dietro di sé ricorda il poster originale de La casa di Sam Raimi (1981).
Informazioni
Diretto da David Sandberg
2025
Ella Rubin (Clover)
Michael Cimino (Max)
A cura
di Andrea Costantini
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